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lunedì 29 luglio 2013

IL DISASTRO DI BHOPAL (INDIA) - 1984



Il disastro di Bhopal è avvenuto nel 1984 nella città indiana di Bhopal a causa della fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dallo stabilimento della Union Carbide India Limited (UCIL), consociata della multinazionale americana Union Carbide specializzata nella produzione di fitofarmaci.
La nube formatasi in seguito al rilascio di isocianato di metile, iniziato poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, uccise in poco tempo 2.259 persone e avvelenò decine di migliaia di altre. Il governo del Madhya Pradesh ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente correlate all'evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000 vittime. Un affidavit governativo del 2006 asserisce che l'incidente ha causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave. Viene comunque attribuita al governo la volontà di estendere a quante più persone possibili, anche minimamente coinvolte, gli aiuti previsti dagli accordi del 1989, al prezzo di trascurare in qualche misura le invalidità di grado maggiore. Ancora nel 2006, nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di morbilità è 2,4 volte più elevato che nelle altre adiacenti.
Si ritiene che i prodotti chimici ancora presenti nel complesso abbandonato, in mancanza di misure di bonifica e contenimento, stiano continuando a inquinare l'area circostante.
Ci sono diversi processi penali e civili ancora in corso, sia presso tribunali americani che indiani. Essi coinvolgono l'UCIL, lavoratori ed ex-lavoratori, la multinazionale Union Carbide stessa e Warren Anderson, il suo CEO al tempo del disastro, sul quale dal luglio 2009 pende un mandato di arresto emesso dalla giustizia indiana.
Nel giugno 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso una sentenza di colpevolezza per omicidio colposo per grave negligenza nei confronti di otto ex-dirigenti indiani della UCIL (di cui uno già deceduto), tra i quali Keshub Mahindra, all'epoca presidente. La condanna, pari al massimo previsto di due anni di carcere e 100.000 rupie (circa 2000 dollari) di multa, è stata giudicata irrisoria dagli attivisti e dalla società civile. I condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello.

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La Union Carbide India Limited (UCIL) venne fondata nel 1934 dalla Union Carbide Corporation USA (UCC), uno dei primi investitori americani in India. Divenne una sussidiaria della UCC il 24 dicembre 1959 e l'azienda americana al momento dell'incidente ne deteneva il 50,9% delle azioni.
L'impianto di Bhopal fu costruito a partire dal 1969 su terreno preso in affitto dal governo locale. La sezione per la produzione di MIC venne aggiunta nel 1979 ed entrò in funzione il 5 febbraio 1980. Il MIC era un prodotto intermedio nella produzione dell'insetticida carbaryl (nome commerciale Sevin) e Bhopal era l'unico impianto a produrlo fuori dagli Stati Uniti.
Il primo obiettivo dell'azienda era il Safety First, ossia la sicurezza del personale, e per questo motivo l'azienda donò all'Hamidia l'attrezzatura necessaria per la rianimazione in caso di contaminazioni gassose e allestì un piccolo ospedale interno per eseguire tutti gli esami necessari al controllo dello stato di salute dei lavoratori e alla cura di eventuali disturbi respiratori; i medici che vi operavano però non vennero mai istruiti sulle patologie dovute a fughe di gas, né informati dei componenti presenti nelle lavorazioni. La crisi del 1982 condusse alla riduzione delle perdite della fabbrica e i tagli portarono al licenziamento del 40% del personale specializzato. Nell'estate 1983, la Union Carbide, consapevole del fallimento, sospese la produzione in previsione della definitiva chiusura dell'impianto che sarebbe stato poi trasferito in altri paesi. Reo però 63 tonnellate di Isocianato di metile nei tre serbatoi sotterranei. Nonostante la pericolosità della sostanza, nell'autunno del 1983 gli impianti di sicurezza vennero disattivati, la refrigerazione delle vasche dell'isocianato di metile fu interrotta, la manutenzione ordinaria fu sospesa e la fiamma pilota della torre di combustione, ultimo sistema di sicurezza per bloccare eventuali fughe di gas contaminante, fu spenta. La fabbrica chiuse definitivamente il 26 ottobre 1985.

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COSA SUCCESSE?

Durante un controllo l'acqua, per via di alcuni malfunzionamenti, finì nella vasca provocando la reazione dell'Isocianato di metile. A contatto con l'acqua l'Isocianato di metile reagì sviluppando calore e facendo aumentare la pressione all'interno dei serbatoi. Il gas formatosi si espanse verso la torcia spenta e tappata, facendo aumentare ulteriormente la pressione fino alla rottura della valvole e diffondendosi quindi nell'atmosfera. L'assenza di vento favorì la catastrofe provocando una stratificazione della sostanza, più pesante dell'aria. La nuvola si diresse verso le bidonville dei quartieri poveri che si trovano nella Spianata Nera abbattendosi su centinaia di migliaia di persone. Il composto gassoso, in sé poco nocivo, a contatto con l'acqua dà luogo ad una reazione che produce acido isocianico e quella sera piovve. Persero la vita all'incirca 8.000-10.000 persone secondo i dati del centro di ricerca medica indiana, oltre 25.000 per Amnesty International. La stima più probabile parla di 21.000 vittime e 500.000 intossicati più o meno gravi. La successiva investigazione rivelò che non vennero applicate diverse procedure di sicurezza. I deflettori, che avrebbero potuto impedire l'infiltrazione dell'acqua, non furono utilizzati; i refrigeratori erano fuori uso, così come lo erano le torri antincendio che avrebbero potuto impedire la fuga di gas. Dopo la fuoriuscita i medici locali non furono informati della natura del gas, impedendo di fatto i trattamenti sanitari e la conseguente pianificazione degli interventi. La maggioranza dei morti e dei feriti fu causata da edema polmonare ma il gas causò tutta una serie di diversi disturbi.

LE VITTIME

Nessuno saprà mai il numero esatto delle persone che perirono in seguito alla catastrofe di Bhopal, poiché non ne morirono solo nella notte tra il 2 e il 3 dicembre del 1984 e nei mesi susseguenti, ma anche negli anni successivi, e tuttora. A subire gli effetti della nube tossica fu più di mezzo milione di bhopalesi, tre abitanti su quattro della capitale del Madhya Pradesh. Dopo gli occhi e i polmoni, tra gli organi più colpiti c'erano il fegato, i reni, l'apparato digestivo e quello genitale, oltre al sistema nervoso e a quello immunitario. Innumerevoli vittime caddero in uno stato di spossatezza tale da rendere impossibile ogni movimento. Molti accusavano crampi, pruriti insopportabili, emicranie ricorrenti. Nei basti alcune donne non potevano accendere i fornelli per cucinare senza rischiare un'emorragia polmonare a causa del fumo. Migliaia di sopravvissuti privi di difese immunitarie si ammalarono di itterizia. Molti danni neurologici si manifestavano con convulsione e paralisi, che portavano al coma e alla morte. Tante anche le malattie di natura psicologica, come la sindrome da panico che faceva sprofondare i pazienti in uno stato ansioso incontrollabile. Accelerazione del ritmo cardiaco, sudori, tremori, depressioni, crisi d'impotenza, anoressia. Bhopal conta oggi circa duecentomila persone affette da malattie croniche conseguenti alla tragedia, che ogni mese continua a mietere da dieci a quindicimila vittime. Migliaia sono ciechi, o hanno avuto i polmoni danneggiati in maniera tale da non poter più lavorare; in molti casi la respirazione è così limitata che non consente loro di camminare. Tuttora si manifestano casi di insufficienza respiratoria, tosse persistente, ulcerazione della cornea, cataratta giovanile, anoressia, febbri ricorrenti, ustione della pelle, depressione, stati di debolezza. Altissimi casi di cancro e di tubercolosi, numerosi disturbi ginecologici cronici, come assenza di mestruazioni o la loro comparsa 4/5 volte al mese, nonché menopausa precoce. Si notano infine fenomeni di ritardo nella crescita tra i giovani dai sedici ai vent'anni, i quali ne dimostrano appena dieci. Un recente studio condotto a Bhopal sui modelli di crescita degli adolescenti, pubblicato dal “Journal of American Medical Association”, ha trovato un ritardo selettivo nella crescita dei bambini maschi nati da genitori esposti a quella miscela gassosa. I bambini risultano più bassi, magri, e hanno la testa più piccola rispetto agli adolescenti di genitori non esposti e mostrano, inoltre, una crescita anormale in cui la parte superiore del corpo risulta proporzionalmente più piccola di quella inferiore. L'esposizione ai gas ha inoltre reso la popolazione vulnerabile alle infezioni secondarie: secondo il Consiglio Indiano delle Ricerche Mediche l'incidenza della tubercolosi nelle popolazioni colpite è tre volte più alta del livello nazionale per le popolazioni urbane. Sono state anche riscontrate aberrazioni dei cromosomi in misura insolitamente ampia nelle persone colpite. La Commissione Medica Internazionale su Bhopal ha pubblicato una ricerca durata diversi anni sugli abitanti dell'area della strage dalla quale emerge che molte persone che sembravano non essere state colpite dai gas mostrano oggi segni evidenti che il loro organismo è stato danneggiato. Malformazioni congenite colpiranno, purtroppo, anche le generazioni future dei sopravvissuti. Una ricerca scientifica, svoltasi nel gennaio 2002, sulle donne delle comunità confinanti con l'impianto, rivela la presenza di piombo e mercurio nel latte materno. Particolari tracce tossiche possono, anche, causare mutamenti nel genoma sia negli animali, nelle piante, come nell'uomo, causando malattie ereditarie nelle generazioni future.

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DANNI AMBIENTALI

Già nei primi anni dell'apertura della fabbrica, la Union Carbide iniziò a inquinare il sito dove sorgeva la sua industria. Infatti nei basti, che sorgevano vicino alla “bella fabbrica”, in uno dei loro pozzi si iniziò a sentire un forte odore pestilenziale. L'acqua era di uno strano colore biancastro, quei pozzi furono i primi a “scoprirsi” inquinati. Subito dopo questo episodio, la direzione della fabbrica fece delle analisi, i risultati furono così catastrofici che la stessa direzione ne vietò la divulgazione. I campioni di terra raccolti oltre il perimetro del reparto del Sevin avevano evidenziato un'elevata presenza di mercurio, cromo, nichel, piombo. Nell'acqua dei pozzi situati a sud, sud-est dell'industria, furono rilevati cloroformio, tetracloruro di carbonio e benzene. Una vera e propria contaminazione letale che i rappresentanti della Carbide non fecero nulla per eliminare. Il rapporto del 1982 avvertiva che, all'interno della fabbrica indiana, erano state riscontrate serie possibilità di fuoriuscita di materiale tossico in quantità considerevole, ma la Union Carbide non fece nulla per prevenire il disastro, anzi lo accentuò. Dopo la catastrofe della notte del 2-3 dicembre 1984, la Union Carbide abbandonò precipitosamente il sito industriale senza garantire alcun risanamento dell'area, lasciando sul posto enormi quantità di composti inquinanti. Gli isolanti dei tubi giacciono a brandelli, i solventi gocciolano sul terreno, sacchi abbandonati ancora pieni di prodotti tossici sono stipati negli angoli. Tonnellate di materiale e sostanze di scarto straripano, avvelenando le falde acquifere e i terreni di una comunità di ventimila persone. Infatti il terreno non è mai stato bonificato. Nel ’94 dopo varie proteste popolari e indignazione pubblica, 44 tonnellate di residui tossici catramosi erano stati rimossi. Ma nel novembre del 1999 Greenpeace ha condotto un’analisi del suolo, delle falde idriche e dei pozzi all'interno e all'esterno dell'impianto abbandonato della Union Carbide, trovando 12 sostanze chimiche tossiche e mercurio, un metallo mortale, in quantità fino a 6 milioni di volte superiori al previsto. La Carbide è accusata di violazione, anche, del diritto ambientale. Un nuovo studio del "The People's Science Institute" di Dehra Dun, il 30 settembre 2002, conferma la presenza di mercurio altamente tossico nell'acqua potabile di Bhopal, la cui concentrazione in alcune aree raggiunge i 2 microgrammi per litro, e avverte del grave rischio per la salute. La popolazione continua ad ammalarsi per l'acqua contaminata i cui valori di inquinamento sono 500 volte superiori agli standard previsti dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità. L'aria è tuttora satura di gas. Sempre Greenpeace presenta il 25 ottobre dello stesso anno delle "linee guida" per la bonifica del sito industriale abbandonato dalla Carbide al Primo ministro del Madhya Pradesh e contemporaneamente le consegna agli uffici della Dow in India, Europa e Stati Uniti. Ma sembra che le richieste non vengano ascoltate. La Dow Chemical ha sempre rifiutato di farsi carico delle conseguenze legali e finanziarie delle malefatte di Union Carbide. Il 19 aprile del 2004, due attiviste e vittime di Bhopal, Rashida Bee e Champa Devi Shukla, hanno vinto il prestigioso Goldman Environmental Prize, a San Francisco, in California, una sorta di premio Nobel per gli ambientalisti. Hanno deciso di impiegare il premio di 125.000 dollari in un Fondo per le cure mediche dei bambini nati con difetti alla nascita dovuti all'esposizione dei genitori a quella miscela tossica, in progetti di sussistenza per gli inabili al lavoro ed in una ricompensa per gli attivisti che operano contro i crimini delle multinazionali in India. Le stesse attiviste hanno iniziato uno sciopero della fame, il 18 giugno, per ottenere che nessun Certificato di Obiezione venga prodotto dal governo indiano sulla bonifica e la decontaminazione del sito industriale della Union Carbide.
Gli interventi dell'azienda per ripulire l'impianto ed il suo circondario da centinaia di tonnellate di rifiuti tossici, si sono fermati lasciando tutto com'era in precedenza. Gli ambientalisti hanno avvertito che questi rifiuti costituiscono un potenziale pericolo nel cuore della città e la contaminazione che ne risulta potrebbe provocare un lento avvelenamento nel corso dei decenni causa di danni al sistema nervoso, al fegato ed ai reni. Gli studi hanno dimostrato che i casi di cancro ed altre malattie hanno subito un aumento nella zona dopo il disastro. Gli attivisti hanno chiesto alla Dow Chemicals di bonificare l'area dai rifiuti tossici ed hanno fatto pressioni sul governo indiano affinché chieda un risarcimento più sostanzioso.
In un'inchiesta di BBC Radio 5 del 14 novembre 2004, è stato mostrato che l'area è ancora contaminata da 'migliaia' di tonnellate di sostanze chimiche tossiche tra cui esaclorobenzene e mercurio contenute in contenitori aperti o abbandonate sul terreno. Alcune aree sono così inquinate che chi vi si trattiene per più di una decina di minuti rischia una perdita di conoscenza. La pioggia trascina queste sostanze nel terreno contaminando pozzi e sorgenti d'acqua, i risultati delle analisi condotte per conto della BBC da laboratori di ricerca accreditati in Gran Bretagna mostrano livelli di inquinamento nell'acqua dei pozzi 500 volte superiore ai limiti di quel paese. Indagini statistiche condotte sulla popolazione residente nel luogo comparata con la popolazione di un'altra area in simili condizioni di povertà distante dall'impianto hanno mostrato una maggior incidenza di varie malattie nei pressi dell'impianto.

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FONTE: wikipedia

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